Il rischio sismico del patrimonio residenziale italiano genera un impatto economico stimato in quasi 4 miliardi di euro all’anno. Nonostante ciò, solo una parte limitata degli interventi realizzati negli ultimi anni ha riguardato le aree a maggiore pericolosità. È uno dei dati più significativi emersi durante la VIII Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica, svoltasi il 10 dicembre e promossa da Fondazione Inarcassa, Consiglio Nazionale degli Architetti PPC e Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Secondo l’analisi presentata, Lombardia, Piemonte e Sicilia risultano le regioni con il patrimonio immobiliare residenziale più esposto, mentre Sicilia, Calabria ed Emilia-Romagna mostrano i livelli di rischio più elevati in relazione alla vulnerabilità degli edifici.

Superbonus e rischio sismico: un’occasione solo parzialmente colta

Uno degli elementi più critici riguarda l’utilizzo del Superbonus 110%. I dati elaborati dalla Fondazione Inarcassa su base Enea indicano che, negli ultimi cinque anni, solo il 40% degli interventi agevolati ha interessato le zone sismiche 1 e 2, quelle a più alto rischio. Ancora più limitata è stata la quota di interventi effettivamente dedicati al miglioramento o all’adeguamento sismico.

Un risultato che evidenzia come l’incentivo sia stato impiegato prevalentemente per l’efficientamento energetico, senza un’adeguata integrazione con le misure di prevenzione strutturale.

La mappatura per integrare sicurezza ed efficientamento energetico

Durante la giornata è stato presentato anche un nuovo modello di mappatura del territorio, sviluppato dal Dipartimento Casa Italia in collaborazione con PLINIVS APS e coordinato dal professor Giulio Zuccaro dell’Università di Napoli. Lo strumento integra rischio sismico, idrogeologico e climatico con i dati sul consumo energetico del patrimonio edilizio.

L’obiettivo è supportare una pianificazione più efficace degli interventi, “accoppiando” la prevenzione sismica all’efficientamento energetico, anche in vista del recepimento della Direttiva Green europea. La mappatura utilizza dati INGV e ISTAT per generare mappe di rischio su celle territoriali di un chilometro quadrato, consentendo una valutazione più puntuale di pericolosità, esposizione e vulnerabilità.

Investimenti pubblici e PNRR

Il Ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il PNRR, Tommaso Foti, ha sottolineato come la convergenza tra sicurezza strutturale e transizione energetica rappresenti una strategia necessaria. Attraverso il PNRR sono già stati mobilitati oltre 2,3 miliardi di euro per interventi di miglioramento sismico in ambiti strategici come edilizia scolastica, luoghi di culto, patrimonio culturale e strutture sanitarie.

Ad oggi risultano conclusi 245 interventi, un dato che testimonia un progresso concreto ma ancora insufficiente rispetto alla dimensione del problema.

Accoppiare interventi: più efficacia e meno sprechi

Secondo gli studi presentati dal Consorzio ReLUIS, combinare interventi antisismici ed energetici consente un significativo risparmio di tempo e risorse, oltre a un miglioramento sostanziale delle classi di rischio degli edifici. Con investimenti compresi tra 200 e 1.100 euro al metro quadrato, è possibile ottenere miglioramenti rilevanti sia sul piano della sicurezza che dell’efficienza.

In Italia, circa 18 milioni di edifici necessitano di interventi antisismici urgenti, mentre milioni di immobili dovranno essere riqualificati energeticamente entro il 2030. Per questo, secondo Ingegneri e Architetti, è fondamentale disporre di strumenti di conoscenza del territorio che permettano di programmare gli interventi secondo criteri di priorità, evitando dispersioni di risorse.

La prevenzione sismica, integrata con politiche di rigenerazione urbana e transizione energetica, si conferma così non solo una necessità tecnica, ma una scelta strategica per la sicurezza, la sostenibilità e il futuro delle città italiane.


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