Un nuovo disegno di legge delega dedicato al riordino e alla semplificazione della normativa edilizia è pronto per essere sottoposto al Consiglio dei Ministri entro il mese di novembre. Il documento, elaborato nell’ambito delle attività istituzionali sulla riforma del settore, punta a costruire un Testo Unico capace di armonizzare le regole vigenti con le esigenze attuali del Paese.

Obiettivi della riforma

La proposta intende riunificare e coordinare la normativa edilizia esistente, superando sovrapposizioni e incoerenze maturate nel tempo. Tra gli elementi centrali figurano:

  • definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) in edilizia, per garantire uniformità nazionale;

  • digitalizzazione completa dei procedimenti edilizi e interoperabilità delle banche dati pubbliche;

  • riclassificazione delle categorie di intervento e dei relativi titoli abilitativi;

  • semplificazione delle procedure di sanatoria;

  • possibilità di regolarizzare alcune tipologie di abusi antecedenti al 1967;

  • facilitazioni per i cambi di destinazione d’uso;

  • misure per la rigenerazione urbana e il recupero del patrimonio esistente.

La proposta nasce anche dal confronto istituzionale avvenuto nel corso del 2025 nell’ambito dei tavoli di consultazione dedicati alla riforma del settore.

Digitalizzazione e fascicolo digitale delle costruzioni

La riforma spinge in modo deciso verso l’innovazione nei processi amministrativi. I procedimenti edilizi saranno integralmente digitalizzati e gestiti attraverso un unico punto di accesso per cittadini e professionisti, evitando la richiesta di documenti già in possesso della Pubblica Amministrazione.

Elemento cardine della trasformazione sarà l’anagrafe digitale delle costruzioni, accompagnata da un fascicolo digitale dell’immobile che ne traccerà l’intera storia amministrativa.

Saranno inoltre predisposti modelli unificati e standardizzati, aggiornati in sede istituzionale, allo scopo di rendere omogenee le procedure su tutto il territorio nazionale.

Nuove categorie di intervento e titoli abilitativi

Il progetto di riforma prevede una revisione delle definizioni edilizie e una nuova classificazione basata sulla rilevanza urbanistica dell’intervento. Le categorie comprenderanno:

  • nuova costruzione;

  • ristrutturazione con trasformazione significativa del patrimonio esistente;

  • interventi di adeguamento funzionale;

  • opere minori ed edilizia libera.

I titoli abilitativi verranno ricondotti a criteri di proporzionalità, razionalizzando l’utilizzo di permessi, segnalazioni e comunicazioni. Saranno valorizzati gli strumenti di asseverazione, autocertificazione e silenzio-assenso.
Anche la segnalazione certificata di agibilità sarà semplificata, con regole più chiare sulla documentazione necessaria.

Stato legittimo dell’immobile

L’attestazione della regolarità edilizia dell’immobile sarà basata sul titolo abilitativo più recente, incluso quello formatosi tramite silenzio-assenso. Questa impostazione mira a tutelare l’affidamento del proprietario e a semplificare il quadro documentale.

Sanatoria edilizia e regolarizzazione degli abusi ante ’67

Il testo affronta il tema delle difformità edilizie attraverso:

  • una classificazione nazionale delle tipologie di irregolarità;

  • tolleranze costruttive definite con soglie misurabili;

  • revisione del principio di doppia conformità, in particolare per gli abusi realizzati prima del 6 agosto 1967.

Le sanzioni saranno proporzionate alla gravità della difformità e all’impatto dell’intervento.

Sicurezza strutturale e interventi in zona sismica

Sono previste procedure semplificate per regolarizzare difformità commesse in aree sismiche quando non incidono sulla sicurezza complessiva dell’edificio. In tali casi, la regolarizzazione potrà essere subordinata all’esecuzione di interventi di adeguamento o messa in sicurezza.

La riforma armonizza inoltre la normativa tecnica esistente, introducendo criteri aggiornati per la zonazione sismica, vincolati alla pianificazione urbanistica.

Rigenerazione urbana ed efficientamento energetico

Il nuovo Testo Unico punta a favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente mediante:

  • premialità volumetriche collegate alla demolizione di opere incongrue;

  • deroghe ai limiti di altezza e distanza (nel rispetto delle distanze del Codice civile);

  • strumenti di sostegno alla qualità energetica, ambientale e architettonica;

  • criteri più proporzionati per il calcolo degli oneri e del contributo di costruzione.

Prevista anche una disciplina dedicata agli interventi edilizi realizzati da amministrazioni pubbliche o su aree demaniali.

Iniziative parallele

In Parlamento sono già in esame ulteriori proposte di riforma sullo stesso tema, che saranno oggetto di coordinamento con l’iniziativa governativa, con l’obiettivo di convergere verso un unico impianto legislativo condiviso.


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