Oltre 11 milioni di euro di crediti d’imposta inesistenti, immobili fantasma, società fittizie e un articolato meccanismo di riciclaggio: è questo il bilancio della nuova maxi frode legata al Bonus Facciate, scoperta dalla Guardia di Finanza di Prato. Si tratta di una delle operazioni più significative mai condotte nel campo delle frodi fiscali connesse ai bonus edilizi.

Crediti fittizi per interventi mai eseguiti

L’indagine, avviata nel 2022, ha ricostruito un sofisticato schema fraudolento basato sulla generazione e cessione di crediti d’imposta fittizi, simulando lavori di recupero o restauro delle facciate esterne degli edifici mai realmente eseguiti. Il meccanismo faceva leva sulle disposizioni del Bonus Facciate, introdotto dalla Legge 160/2019 (art. 1, commi 219-224) e reso cedibile dal Decreto Rilancio (D.L. 34/2020, art. 121).

Il sequestro disposto dall’Autorità giudiziaria ha riguardato:

  • Beni mobili e immobili per oltre 8,5 milioni di euro

  • Tre unità immobiliari per circa 2 milioni di euro

  • Tre società di capitali, sottoposte a sequestro impeditivo per 300mila euro

Frode agevolata dall’assenza iniziale di controlli

La truffa ha potuto prosperare grazie all’assenza, fino al 12 novembre 2021, di meccanismi efficaci di verifica preventiva. In quel periodo, la monetizzazione del credito era possibile tramite sconto in fattura o cessione a terzi, senza alcun controllo effettivo. Solo con il D.L. 157/2021 è stato introdotto l’art. 122-bis del D.L. 34/2020, che ha attivato misure di contrasto alle frodi e rafforzato i controlli su specifici profili di rischio.

Il sistema fraudolento: prestanomi, professionisti e riciclaggio

Tre i principali soggetti finiti nel mirino degli inquirenti:

  • un imprenditore con precedenti per reati tributari e fallimentari, considerato l’ideatore del sistema;

  • un prestanome, intestatario di varie società fittizie;

  • una commercialista, attiva tra Prato e Pistoia, incaricata delle comunicazioni telematiche all’Agenzia delle Entrate e già legale rappresentante di una delle società coinvolte.

Attraverso documentazione falsa e atti simulati, venivano attestati lavori su immobili intestati a soggetti ignari o coinvolti solo formalmente. I crediti, così generati, venivano ceduti a terzi in buona fede o monetizzati con il supporto di intermediari finanziari compiacenti. I proventi illeciti sono stati poi riciclati tramite l’acquisto di beni di lusso, immobili e auto di alta gamma, in un’operazione di rientro nel circuito economico legale.

Contestazioni e sequestri: le accuse agli indagati

Agli indagati vengono contestati i reati di:

  • Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

  • Riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti

Oltre alla confisca per equivalente delle somme incassate, è stato disposto il sequestro preventivo dei crediti inesistenti, che rappresenta un ulteriore strumento di tutela degli interessi erariali.

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